Reverón en el mar Caribe, foto del documental de Margot Benacerraf "Reveron".
Somos una hemeroteca de textos y otras cosas hermosas, de ayer y de hoy y de mañana también.
"Mi
hermana y yo, que vivíamos en la
Villa desde pequeñas (porque nuestra madre había muerto),
fuimos perdonadas por las SS porque no nos llamábamos Einstein sino Mazzetti.
De modo que durante años compartimos las alegrías de la vida y recibimos su
cariño, pero en el momento de la muerte nos separaron de ellos. Esta vida me
fue regalada sólo porque yo era «de otra raza». Todos los supervivientes portan
consigo el peso de este «privilegio» y la necesidad de dar testimonio. Este
libro quiere describir la alegría y el gozo que aquella familia me proporcionó en mi infancia, acogiéndome como una «igual»;
aunque fui «igual» a ellos en la
dicha y «diferente» en el momento de la muerte.»
Esta
novela es, en realidad, la autobiografía de la infancia de la autora, que nació
con su gemela Paola en Florencia en 1928 y pronto, huérfanas de madre, fueron
acogidas por su familia judía, que habitaba una maravillosa mansión en la Toscana. Sus tíos,
Nina y Robert Einstein, eran primos del famoso Albert Einstein, por lo que la
familia fue masacrada por los nazis en agosto de 1944, con las dos gemelas por
testigo.
Un
tutor legal se hizo cargo de la herencia de las niñas, y las desposeyó a través
de un turbio amaño financiero. Con el tiempo, Lorenza viajó a Londres para
estudiar cine y allí filmó sus primeras películas, fundando el movimiento free cinema con Karel Reisz, Tony
Richardson y Lindsay Anderson.
El cielo se caese publicó
en 1961 y recibió el Premio Viareggio en 1962 y se traduce ahora al castellano
por primera vez. Por su contenido y por sus propósitos, la novela se relaciona
con obras como El jardín de los Finzi
Contini(la persecución de las familias judías italianas), Amarcord(la infancia y la juventud bajo
el fascismo) o El diario de Anna Frank,
con la que comparte la técnica de relatar un mundo abyecto desde una mirada
infantil.
Penny,
la niña narradora, vive en un entorno idílico, con su hermana y sus primas,
protagonizando pequeñas travesuras en la escuela y en casa, jugando en el campo
con los hijos de los campesinos, seducida por el mundo que la rodea. En la
escuela, como otros niños, la narradora ha sido engullida por una educación
convertida en adoctrinamiento lleno de consignas y dogmas fascistas, que la llevan
a adorar a Mussolini y a Hitler. La
Iglesia, por su parte, penetrará en la escuela con una
religiosidad de intimidaciones y amenazas terroríficas que se traduce en un
amplio repertorio de supersticiones infantiles.
Los
niños viven en un mundo reglado, sumidos en sus problemas cotidianos (juegos,
roces, travesuras, primeras manifestaciones eróticas...), sorprendidos
únicamente por la distancia y displicencia con que los tíos, Wilhem y Katchen,
tratan a las autoridades políticas y religiosas.
Las
escasas referencias históricas permiten, sin embargo, informar al lector de que
Mussolini ha sido destituido (julio de 1943), Italia es invadida por el
ejército alemán y el cielo está a punto de caer sobre todos ellos.
De
esta novela existe una versión cinematográfica del año 2000, dirigida por los
hermanos Antonio y Andrea Frazzi y protagonizada por Isabella Rossellini.
Lorenza Mazzetti narró en esta novela, publicada por primera vez en 1961 y
rescatada años después con gran éxito de crítica y público por la prestigiosa
editorial Sellerio, su propia infancia. El punto de vista de Penny, la
jovencísima narradora de la historia, es el punto de vista de Lorenza: la
realidad a través de los ojos de una niña soñadora y traviesa que crece
fascinada por la personalidad de su tío Robert, primo del conocido científico
Albert Einstein y cabeza de una acomodada familia de origen judío que, en el
verano de 1944, recibiría la trágica visita de las SS por orden personal del
mismísimo Adolf Hitler, quien deseaba dejar sin parientes al padre de la física
moderna.
Lorenza
Mazzetti nació en Florencia, Italia,
en 1928, y vive en Roma actualmente. A principios de los años 50 se instaló en
Londres, donde estudió en la
Slade School of Art. Comenzó su
breve pero interesante carrera como directora de cine vinculada al movimiento Free Cinema,
junto a sus amigos Karen Reisz, Tony Richardson y Lindsay Anderson.
En
1959 regresó a Italia, donde trabajó para la Rai, colaboró con Cersare Zavattini, el conocido
guionista de Ladrón de bicicletas o El jardín de los Finzi Contini, y creó el
grupo teatral PuppettTheatr. Mazzetti es autora de libros como Con
rabbia (1963) y Uccidi il padre e la madre (1969).
De El cielo se cae (1961) existe una versión cinematográfica del año 2000
dirigida por los hermanos Antonio y Andrea Frazzi y protagonizada por Isabella
Rossellini.
Album di famiglia,
exposición de Lorenza Mazzetti
Roma 2010
Scrittrice e regista nata a
Roma dove attualmente vive e gestisce il PuppettTheatre: teatro per bambini a
Campo de' Fiori.
Nel 1956 a Londra ha contribuito
alla nascita del movimento del Free Cinema firmandone insieme a Lindsay
Anderson, Tony Richardson e Karel Reitz il manifesto, scritto come documento di
presentazione della prima rassegna promossa dal gruppo:
"Gli autori dei film
preferiscono chiamare il loro lavoro "free" piuttosto che "experimental".
Infatti non è autocontemplativo né esoterico. E la sua preoccupazione
principale non è la tecnica.
Questi filmsono liberi nel
senso che le loro asserzioni sono del tutto personali. Anche se i loro umori e
i loro soggetti sono diversi, ognuno è interessato a un qualche aspetto della
vita, come è vissuta oggi, in questo paese. Un jazz club nell'area
settentrionale di Londra, la strada principale della zona portuale dell' East
End; un parco di divertimenti in un luogo di villeggiatura della costa meridionale…
queste ambientazioni possono essere apparse già nel cinema britannico. Ma qui
c'è lo sforzo di vederle e sentirle in una maniera nuova, con amore o con
rabbia, ma mai freddamente, asetticamente, convenzionalmente. In realtà gli
autori di questi film li pongono come una sfida all'ortodossia".
Dal programma del National
Film Theatre, Londra, 1956
in Emanuela Martini. Storia del Cinema Inglese: 1930-1990. Marsilio ed.'91
"Indipendente,
personale e poetico... il free cinema assunse rapidamente e volutamente il
significato di un nuovo modo di fare film"
L. Anderson. Il free cinema
vent'anni dopo.
in Alan Lovell, DavideFerrario: Free Cinema. Bergamo, Modena '81
Togetherè il mediometraggio
di Lorenza Mazzetti, allora studentessa italiana di Belle arti allo Slade di
Londra, presentato nel programma che diede avvio al movimento del Free Cinema
Inglese: dal 3 all'8 febbraio '56 presso il National Film Theatre.
Il film seguiva due giovani sordomuti nelle strade povere nel quartiere del
porto. Finanziato dal British Film Institut e montato con la collaborazione
dello stesso Anderson, fu premiato al festival di Cannes dello stesso anno. Le
storie del cinema convergono nel sottolinearne il valore e la peculiarità,
anche nel confronto con le altre opere del movimento.
Tornata in Italia Lorenza
Mazzetti ha collaborato con Cesare Zavattini con cui condivideva la teoria
"del pedinamento" (secondo lo sguardo già utilizzato nella
realizzazione di Togheter) ed ha partecipato alla realizzazione di alcuni
episodi nei film collettivi Le italiane e l'amore (1961) e I Misteri di Roma
(1962).
Nel '62, a restituzione della sua
storia d'infanzia, scrive in pochi mesi il romanzo autobiografico "Il
cielo Cade" che vinse il premio Viareggio: raccontava la sua esperienza di
bambina orfana accolta in una casa amata e messa di fronte all'insensato
dell'orrore nazista/razzista.
Leggiamo nel risvolto di
copertina, edizione Sellerio 2000
"Dedico questo libro a
mio zio Robert Einstein, cugino di Albert, a mia zia Nina Mazzetti Einstein,
alle mie cugine Annamaria (Cicci) e Luce Einstein. Tutti dormono nel cimitero
della Badiuzza sopra Firenze.
Sulla loro tomba c'è scritto "trucidate dai tedesci il 3 agosto 1944"
"Io e mia sorella che stavamo alla villa fin da piccole (perché la nostra
mamma era morta) siamo state risparmiate dalle SS perché non ci chiamavamo
Einstein ma Mazzetti. Così abbiamo diviso le gioie della vita e ricevuto il
loro affetto per anni ma al momento della morte siamo state separate da loro.
Questa vita mi è stata regalata solo perché ero di un'altra razza.
Tutti i sopravvissuti portano il peso di questo privilegio e il bisogno di
testimoniare.
Questo libro vuole descrivere la gioia e l'allegria che quella famiglia mi ha
dato nella mia infanzia, accogliendomi come uguale, mentre sono stata uguale a
loro nella gioia e diversa al momento della morte.
Loro dormono lì sulla collina e io li ricordo. Se qualcuno passa di lì lasci un
fiore"
Penny e Baby - le due
bambine dal cui punto di vista e con le cui parole è narrato l'ultimo tempo del
fascismo, con la guerra vicina alla grande villa e l'irrompere brutale della
persecuzione antisemita contro lo zio che le ha adottate (o meglio che loro
hanno adottato come padre ), non hanno una spiegazione generale del mondo.
Posseggono però una mitologia, ricca di una miriade di figure prese dal
catechismo, dalla propaganda fascista a scuola, dai giochi con i contadini,
dalla vita con gli zii e gli ospiti …
Il Cielo cade contiene
un'idea da raccogliere ancora: che sia bandito dall'agire umano tutto quello
che una bambina o un bambino non può spiegare entro la sua mitologia. Vale per
la civile Toscana del '45, e per i Balcani di turno, per l' Afganistan, la Palestina e le strade
sotto casa!
Il romanzo pubblicato in Europa,
Usa, America Latina e persino in Giappone è stato appena pubblicato in
Germania, e amorevolmente tradotto peraltro da Victoria von Schirach (nipote di
Baldur von Schirach, creatore della Hitler Jugend e tra i più zelanti esecutori
delle idee naziste).
Il cielo cade
Ispirato al romanzo è il
film omonimo dei fratelli Frazzi, sceneggiato dalla grande Suso Cecchi d'Amico,
che entusiasta del libro ebbe l'idea di adattarlo per lo schermo subito dopo la
sua prima uscita, ma il progetto non è andato in porto che ora
Regia: Andrea e Antonio
Frazzi.
Sceneggiatura: Suso Cecchi d'Amico
Fotografia: Franco Di Giacomo
Scenografia: Mario Garbuglia
Musica: Luis Enriquez Bacalov
Interpreti: Isabella Rossellini (Katchen Einstein)
Elena Sofonova (Maya) Jeroen Krabbé (Wilhelm Einstein) Paul Brooke (Mr Pit)
Veronica Niccolai (Penny) Lara Campoli ( Baby)
Produzione: Silvia d'Amico Bendicò per Paris Film/Viva; Cinematografica;
Istituto Luce; Rai.
Italia 2000. 102' Distribuzione: Istituto Luce
Miglior Opera prima Globo d'Oro 2000 - Premio Giffoni 2000
Presentato al Festival di Berlino 2001
L'intera vicenda è
raccontata attraverso lo sguardo di una bambina orfana, Penny, ospite con la
sorella minore nella bella villa degli zii nella campagna Toscana, tra il '43 e
l'estate del '44.
La sceneggiatura recupera
del romanzo la poesia delle immagini ed il teatro degli affetti e della
memoria; l'infanzia presaga e insieme ignara in cui il cielo cade trascinato
giù dagli angeli del male: guerra e nazismo. Penny cerca di dare un senso agli
eventi, a partire dalle sue fantasticherie sul Duce buono (come impara a
scuola) e il diavolo cattivo, trovando occasione di gioco nelle circostanze
anche le più gravi e dando forma al suo teatro umano.
Andrea e Antonio Frazzi,
fratelli nati a Firenze nel 44 e laureati in Filosofia, esordiscono come
registi teatrali nel '72. Hanno realizzato numerosi documentari e dal 1975
hanno lavorato per la Rai/Tv,
fino allo sceneggiato su Don Milani Il priore di Barbiana del '97.
Il Cielo cade è il loro
primo film per grande schermo
"E' bello ogni tanto
ritrovarsi sulla strada maestra del neorealismo", Tullio Kezic/Corriere
27-5-00
"E' un film dove si
ride e ci si commuove, Il cielo cade, e già questo lo rende piuttosto raro nel
panorama del cinema italiano. E' la fiaba di una famiglia ritrovata che volge
in disperazione proprio alla vigilia della liberazione. Una storia forte,
crudelissima che nessuno scrittore avrebbe avuto il coraggio di inventare. Ed è
infatti vera, vissuta e raccontata in uno straordinario libro di Lorenza
Mazzetti, una sorta di Diario di Anna Franck italiano scritto con gli occhi di
una bambina non ebrea e per questo sopravvissuta, ma con lo stesso peso morale
dei reduci dei lager: dover testimoniare a futura memoria l'orrore dell'Olocausto.
Monicelli avrebbe voluto farne un film tanti anni fa, oggi il progetto, firmato
da Suso Cecchi D'Amico, è stato realizzato dai fratelli Frazzi, artigiani della
miglior fiction tv al debutto sullo schermo. Un film giustamente ambizioso,
rispetto al minimalismo di altri e alla voglia di dimenticare di quasi tutti,
ed è un peccato che arrivi nelle sale tardi e male. Sorprende l'interpretazione
di Isabella Rossellini in una parte di parte di madre, che forse sente più
delle precedenti di donna fatale, colpisce ed emoziona la rassomiglianza e
forse l'omaggio a sua madre, Ingrid Bergman. Non sorprende invece la bravura di
Jeroen Krabbe, nella parte dell'orgoglioso e tragico zio Wilhem. I bambini
protagonisti, scelti fra mille, hanno miracolosamente facce antiche di chi non
ha visto nemmeno uno spot. La storia è vissuta attraverso i loro occhi, lo
sguardo di un'innocenza violata, allora come oggi, nell'Italia del '45 come nel
Kosovo o nell'Eritrea del Duemila"
1954 K B/N 40' 1954 Metamorphosis 1956 Together B/N 60' 1961 L'educazione sessuale dei figli (episodio nel film collettivo Le italiane
e l'amore organizzato da C. Zavattini dal libro di Gabriella Parca "Le
italiane si confessano") 1962 I misteri di Roma (episodio nel film collettivo omonimo organizzato da C.
Zavattini )
Indicazioni bibliografiche
Giorgio Betti,"
L'italiana che inventò il Free cinema inglese. Vita cinematografica di Lorenza
Mazzetti", Vicolo del Pavone, 2002
La justicia alemana busca a los miembros de un
comando nazi que los mató en Italia.
EXILIO. EINSTEIN ERA ALEMAN,
PERO SE FUE A EE.UU. POR ADOLF HITLER.
Debieron pasar 66 años para que la
Oficina de Investigación Criminal (LKA) del estado alemán de
Baden-Württemberg, por fin, abriera una investigación para identificar a los
asesinos de la familia del Nobel de Física Albert Einstein.
Los asesinatos
ocurrieron nueve meses antes del final de la Segunda Guerra
Mundial y cuando las tropas alemanas se retiraban de Italia. Fue en ese momento
en que un comando exterminador de la Wehrmacht, el ejército alemán, asaltó la vivienda
de Robert Einstein, primo hermano del científico, y asesinó a su esposa y sus
dos hijas.
El diario alemán Bild
reveló ayer que la LKA
en Stuttgart ha reabierto el caso para tratar de aclarar y, si es posible,
detener a los militares alemanes que participaron en el crimen en la pequeña
localidad de Rignano sull’ Arno, junto a la ciudad italiana de Florencia.
Al parecer, los
nazis identificaron por su apellido como judío a Robert Einstein y decidieron
su exterminio y el de su familia bajo la acusación de espionaje.
En ausencia del
primo de Einstein, que se había escondido, el comando exterminador asaltó el 3
de agosto de 1944 la villa “Il Focardo” y asesinó a la esposa de éste, Nina, de
57 años, y sus hijas Luce y Anna Maria, de 26 y 17 años, respectivamente.
Robert Einstein
no pudo superar el trauma y se suicidó casi un año después de perder a su
familia , el 13 de julio de 1945, poco después del final de la Segunda Guerra
Mundial. La historia fue un pesado trauma para su primo científico.
Bild destaca que la investigación es dirigida por el
comisario superior Martin Länge, quien ya en 2007 visitó el lugar del crimen y que
ha recurrido al programa de la televisión alemana “Aktenzeichen XY” de
colaboración ciudadana con la policía para tratar de localizar a un testigo del
triple asesinato.
Se trata al
parecer de un soldado alemán de entre 18 a 20 años que acompañaba al comando
exterminador, pero que se negó a participar en el múltiple crimen de la familia
del padre de la Teoría
de la Relatividad.
“Perseverancia”. Dirigido por Juan Carlos Martín. Con Tomás Sánchez.
Un ensayo documental sobre la vida y obra del reconocido pintor y grabador cubano Tomás Sánchez Requeiro, que nos muestra cómo quien persevera, alcanza. La cinta nos sumerge en el ritual de constancia, tenacidad, insistencia, firmeza y persistencia de un maestro del paisajismo, un ser que es el alma de los árboles, del reflejo, de la luz que desborda paisajes inimaginables. Sánchez logra composiciones casi tridimensionales que transmiten lo que se siente al percibir la naturaleza. Y no es de extrañar, pues desde su infancia, durante una convalecencia, ya pintaba paisajes. Ahora, después de una operación, vive con más tranquilidad y sigue pintando desde su casa en Costa Rica.
La vida de Tomás Sánchez fue bastante dura debido a la situación en Cuba. A los siete años quería ser comunista, mientras su familia creía en Dios. Estudió a los expresionistas en un contexto donde el gobierno mantenía una política en contra de todas las religiones, lo que lo llevó a pintar una virgen de gran formato.
Más tarde se dedicó a paisajes de bosques oscuros, donde el dominio del pincel lo condujo a una meditación necesaria, plasmada con un hiperrealismo absoluto y fascinante. Todos sus conocimientos de filosofía oriental, el yoga y la meditación formaban parte de su vida diaria para poder pintar, dotando a sus obras de un profundo misticismo.
Conocedor de la ciencia y defensor del medio ambiente, incluye en sus paisajes contemplativos a una persona meditando sobre lo que sucede en los grandes basureros de las costas de La Habana. Ganaba premios anualmente, pero los desencuentros con las autoridades, su amistad con monjas, la práctica y enseñanza de yoga y meditación, hicieron que lo corrieran de la Escuela de Artes por considerarlo un sospechoso para Cuba. Siempre estuvo a favor de la libertad, pero sin ofender ni señalar a nadie.
Le ofrecieron un contrato como pintor de escenografías para una escuela de títeres. Pero con el talento que lo caracteriza, Tomás deja una huella imborrable y brillante dondequiera que pinta. Obtuvo reconocimiento internacional al ganar el Premio Joan Miró en 1980.
Vivió tres años en la Ciudad de México con permiso del gobierno cubano, pagando casi todo a las autoridades de su país. En ese entonces aún creía en la Revolución, que para Tomás ya se había convertido en involución.
Tomás Sánchez es un ser luminoso que, a través de sus paisajes, nos invita a mirar hacia nuestro interior y a meditar sobre lo que sucede con el medio ambiente.
No cabe duda de que su imaginación y sus sueños se reflejan por completo en sus pinturas, brindándonos una paz indescriptible.
Sus paisajes te hacen sentir como si estuvieras en un lugar inexistente, porque en realidad no son sitios que existan: todos provienen de su mente y transmiten una inmensa paz, la misma que Tomás Sánchez irradia con su espiritualidad.
Una película documental maravillosamente filmada en México, Costa Rica, Miami, Florida, Países Bajos y Cuba. Incluye testimonios de grandes amigos, familiares y críticos de arte que conectan con el pintor, logrando una sinergia entre el director, técnicos, fotógrafo, escenógrafos, sonidista y todo el crew de la película. El director Juan Carlos Martín, con una narrativa visual impresionante, muestra a un Tomás más sensible, con un gran legado que dejará huella para siempre.
El documental se estrenará en la CDMX el 6 de noviembre de 2025 en su cine favorito. Una película que te llevará a la reflexión, la contemplación y, lo más gratificante, a confirmar que con perseverancia uno puede lograr lo que se propone. Tomás Sánchez es un ser que inspira a cualquiera.
“El día en que la Tierra explotó” (The Day the Earth Blew Up) es una de las películas más esperadas por los fans de Looney Tunes, una cinta animada de comedia y ciencia ficción producida por Warner Bros. y dirigida por Peter Browngardt. Se estrenó en la Ciudad de México el 17 de abril de 2025, distribuida por Cinépolis.
La historia sigue a Pato Lucas y Porky, quienes descubren que el techo de su casa está destruido, pero no saben qué lo causó. Al investigar, encuentran una extraña baba verdosa y sospechan que un alienígena pudo ser el responsable. El problema es grave: si no reparan su casa a tiempo, el gobierno se la quitará. Sin otra opción, deciden buscar trabajo.
Tras varios intentos fallidos, terminan en una fábrica de chicles. Mientras trabajan, Lucas nota que un hombre de aspecto zombi agrega una sustancia sospechosa a la mezcla del chicle, muy similar a la baba verde de su casa. Decide investigar por su cuenta, pero sus travesuras llaman la atención de Porky, quien finalmente se une a la misión.
Pronto descubren una conspiración alienígena para controlar a los seres humanos a través de los chicles, convirtiéndolos en zombis. ¿Podrán Lucas y Porky detenerlos antes de que sea demasiado tarde? ¿Llegará el temido momento en que la Tierra explote?
Más allá de la diversión, “El día en que la Tierra explotó” plantea una reflexión sobre un problema actual: el peligro de que niños y jóvenes consuman golosinas contaminadas con sustancias como el fentanilo, usadas por personas malintencionadas (los “aliens” de la vida real) para controlarlos. Una llamada a estar alerta y proteger a los más pequeños.
El documental que dirigen Liliana Furió y Lucas Santa Ana ofrece un recorrido atento sobre vida y obra de la activista del feminismo y lesbianismo en Argentina.
Ilse Fuskova, activista del feminismo y lesbianismo.
Se trata de un retrato admirado, pleno de cariño. El documental Ilse Fuskova, que dirigen Liliana Furió y Lucas Santa Ana, hace dialogar algunas de las muchas aristas en la historia de vida de la extraordinaria activista del feminismo y lesbianismo en Argentina. Azafata, periodista –sus primeros pasos en la revista Chicas, de Divito–, fotógrafa, declarada públicamente feminista ¡en 1978! y lesbiana ¡en los almuerzos de Mirtha Legrand!, creadora –junto con Adriana Carrasco– de los Cuadernos de existencia lesbiana (primera publicación lésbica argentina editada desde el feminismo), autora –con Claudina Marek– del libro Amor de mujeres (1994). Ilse Fuskova es magnífica, el cine debía abordar su historia. Y El Cairo Cine Público (Santa Fe 1120) ofrece una próxima función el jueves a las 22.30.
A la par de entrevistas a Adriana Carrasco, Diana Maffía, Mabel Bellucci, María Laura Rosa, Elsi San Martín, Mariela Silverstein, Susana Blaustein Muñoz, Amanda Alma, Marcelo Ferreyra y Keno Feldhaus; la película de Furió y Santa Ana exhuma material de archivo al que articula con la radiante actualidad de su protagonista: Fuskova tiene hoy 92 años y continúa en su luminosa lucha por la conquista de derechos.
“Reivindico el reconocimiento, el cariño, el marcar el camino por parte de muchas y muchos que nos preceden. En lo personal, no hubiese podido pararme tan pronto, con tanta convicción, de no haber encontrado el libro de Ilse y sus charlas con Claudina; y en un momento donde estaba saliendo del clóset y después de haber estado muchos años casada, motivo por el cual también tengo una identificación con su historia. Le tengo un enorme cariño y agradecimiento a Ilse”, explica Liliana Furió a Rosario/12. El cine de Furió y el de Lucas Santa Ana se encuentra vinculado a las luchas por los derechos de la comunidad LGTB; en el caso de la primera con su anterior Tango Queerido (2016), película dedicada al movimiento internacional de tango queer; mientras que Santa Ana dirigió El puto inolvidable, la historia de Carlos Jáuregui (2016), documental que junto al dedicado a Fuskova conforma un díptico tan indudable como necesario.
-¿De qué manera aparece la decisión de documentar la historia de Fuskova?
-Fue muy simple, así como es ella: simple y directa. Yo tengo un poco de eso también, aunque estoy muy lejos de su enorme lucha y talento. Sucedió al encontrármela en una muestra de sus obras de arte, de sus fotos, en un homenaje que le hacían en (el Centro Cultural) Tierra Violeta. Cuando fui a abrazarla y agradecerle, le pregunté: ¿cuándo podremos ver un material documental tuyo? Y me dice que no, que no hay nada. ¡Lo tenemos que hacer ya!, le dije, y aceptó de inmediato. Ahí mismo nos embarcamos. La anécdota la cuento siempre porque fue así. Yo me encontré con este honor, el de haber podido llevar a término un relato sobre la vida de una mujer imprescindible, una de las tantas mujeres imprescindibles cuyas vidas nos faltan contar.
-Allí la importancia del cine, había que acercarse a su historia de vida para acercarla a las y los demás.
-Con Lucas Santa Ana entendemos que lo colectivo siempre enriquece, que la diversidad es necesaria, y es eso lo que queda plasmado en nuestros trabajos, ese afán de por lo menos predicar un poco con el ejemplo. Siempre estamos hablando de la importancia de la diversidad y lo comunitario, y en ese sentido el cine es una muestra gigante, y me refiero a los logros de nuestro cine independiente. Tal vez me vaya un poco de tema, pero la estamos peleando, no estamos en la más bella de las situaciones a nivel nacional en cuanto al cine independiente. La luchamos a brazo partido, y lo que estamos padeciendo nos deja realmente atónitos. Pero nos llena el pecho de orgullo y alegría saber que tenemos que acompañar a las películas, más aún los documentalistas. Mi otro documental, Tango Queerido, todavía está dando vueltas por ahí y tengo el placer de presentarlo donde me lo piden. Además, las películas han sido fundamentales en las luchas que hemos llevado adelante por los derechos humanos, por los derechos de las minorías y la diversidad. El cine es una herramienta, y diría también un arma cargada de sentido, que tenemos que seguir bancando y es fundamental.
-¿Cómo accediste al material de archivo?
-El proceso fue complejo y trabajoso, nos agarró la pandemia y los archivos estaban cerrados. Ilse también donó muchas cosas. Por otro lado, ya sabemos que archivísticamente hay una deuda enorme y que atañe al cine. Pero fue maravilloso el aporte de Marcelo Ferreyra, que tiene un archivo envidiable y fue fundamental. Por su parte, Lucas tenía mucho material reunido a partir de su anterior documental, dedicado a Carlos Jáuregui. También María Laura Rosa, la diseñadora de arte, hizo su aporte. Y a Ilse le fui encontrando muchísimas cajas, arcones, verdaderas cajas de Pandora de donde salían un montón de cosas. La más valiosa fue una gigante, con unos 50 VHS sin digitalizar; de allí hicimos una selección que es lo que se ve en el documental.
-Es imposible no reparar en la irrupción mediática que hace Fuskova, con tanta claridad como para saber cómo desempeñarse en la pantalla televisiva ¡de Mirtha Legrand!
-¡Y con qué parsimonia, con qué lenguaje amoroso! Supo cómo llegar tanto a una señora paqueta de Barrio Norte como a la señora de barrio. Esa magia que tiene Ilse, ese carisma, es algo que ayudó mucho, y eso está bien claro en la película. ¡Las perlitas con Moria no se pueden creer! -Por otra parte, pienso en los vínculos familiares y políticos, como la relación de Ilse con su nieto, vinculado con la protección del medio ambiente.
-Hay una amistad enorme con su nieto, es una posta generacional. Un montón de pibas y pibes hoy van a poder conocer a Ilse, porque hay muchísima gente de las nuevas generaciones que no saben quién es; ese nieto la tiene como referente y sigue adelante con otras luchas, tan necesarias como el cambio climático y ecológico, consecuencias de la devastación que genera el capitalismo salvaje.
"Como el viento", la última película de Raquel Ruiz que retrata la realidad de una comunidad gitana. Identidad, resiliencia y fiesta popular en el Fesaalp.
"Como el viento" es el último título de la cineasta platense Raquel Ruíz, que se sumerge en la realidad de una comunidad gitana de La Plata. El documental fue seleccionado en el Festival de Cine Latinoamericano de La Plata (Fesaalp), y se estará proyectando este jueves a las 20:30 en elCine Municipal Select del Pasaje Dardo Rocha (50 e/6 y 7).
Tiene locación en una comunidad del barrio El Retiro de la capital bonaerense. Los personajes se desenvuelven a partir de la historia de Mara, la protagonista que desanda uno de los principales tópicos del film: La identidad.
"El primer concepto que aparece es el de identidad que es lo que yo traté de plasmar en esta película"
A través de un trabajo etnográfico de cuatro años, Raquel pudo ganar confianza y amistad con los miembros de la comunidad. "Cuando empezamos a hacer el trabajo de campo me di cuenta que tenía que tener paciencia", explicó la directora a Infocielo. "No llevé cámaras ni micrófonos; iba todos los fines de semana a tomar mate y compartir. Finalmente nos hicimos amigos, porque pasaron años, y con esos vínculos más afectivos y amorosos pude empezar a ver la película", agregó.
"Una película documental requiere que el otro este dispuesto a mostrarse", por eso cuenta que tuvo que preguntar quienes estaban dispuestos salir en el film y qué querían contar. "No es una película que sale desde mi, sino desde ellos".
"En ese momento apareció Mara, que es una mujer criolla que decidió hacerse gitana a partir de que se casa con un gitano", continuó Ruíz y opinó que la protagonista "es más gitana que todos los gitanos" porque adoptó sus costumbres y prácticas con emoción y alegría.
"Para mí la identidad es una construcción aún cuando hablemos de comunidades tan milenarias como la gitana, donde hay arraigada una idea de tradición, incluso de genética", detalló. "Sin embargo uno hoy puede decidir ser gitane y Mara lo demuestra".
Resiliencia: Una criolla que se volvió gitana
La resiliencia es un término que nace de la psicología y que Raquel acuña para referirse a la historia de Mara. Es la capacidad de las personas de superar circunstancias traumáticas, de sobrevivir a ellas. Sin spoilear la directora contó que la historia de la protagonista es "difícil", y que a través de la comunidad gitana ella logró anteponerse a algo que "parecía predestinado".
El documental, de la productora Talismán Film que Ruíz lleva adelante junto a su compañero. Ganó el premio Santiago Compostela en España, precisamente un festival etnográfico. Además lleva 19 nominaciones en todo el mundo.
Una de las exposiciones más esperadas del año, Tim Burton: El Laberinto, está por llegar. Hablar de Tim Burton es hablar de uno de los directores más queridos y fascinantes del cine, gracias a su estilo único, marcado por películas como Beetlejuice (1988), Batman (1989), El Joven Manos de Tijeras (1990), El Extraño Mundo de Jack (1993), Charlie y la Fábrica de Chocolate (2005), El Cadáver de la Novia (2005), Alicia en el País de las Maravillas (2010) y Merlina (2022), su producción más reciente para Netflix.
Antes de convertirse en director y productor, el genio de Burton ya plasmaba sus pensamientos y fantasías a través del dibujo, la pintura y la fotografía. Todo esto se combina en un proceso creativo que da vida a lo sobrenatural y misterioso de sus personajes, conquistando corazones en todo el mundo. Sus películas tienen ese efecto especial: las ves una y otra vez, y siempre encuentras algo nuevo.
Esta exposición te permite recorrer y vivir de manera inmersiva los escenarios de sus películas. Cada puerta te lleva a un mundo distinto, lleno de fantasía y con más de 300 combinaciones posibles. La magia te guía: puedes terminar en el bosque de El Cadáver de la Novia, en el suburbio gótico de El Joven Manos de Tijeras o en los dulces pasillos de Charlie y la Fábrica de Chocolate. Incluso podrías encontrarte con el caótico Beetlejuice (¡pero cuidado con decir su nombre tres veces!). El Laberinto te transporta a lugares inimaginables, donde el tiempo parece detenerse y los sueños se vuelven realidad.
Lo maravilloso del cine de Tim Burton es que trasciende edades: aunque los adultos lo disfrutan el triple, los niños también se maravillan con su estética. Además, la exposición incluye más de 200 piezas originales que revelan bocetos, ideas iniciales y secretos detrás de sus películas. Simplemente, es espectacular.
Una experiencia que te transforma y te sumerge en la magia del cine en un abrir y cerrar de ojos. ¿Te atreves a entrar en este laberinto de infinitas posibilidades? Una cosa es segura: no saldrás siendo la misma persona que entró.
Agradecemos al mágico Tim Burton por traer esta genialidad a México, llenando el corazón de los fans. ¡Es una exposición que nadie puede perderse!
Tim Burton: El Laberinto finalmente llega a la Ciudad de México en el Casino del Bosque (ubicado en el Lienzo Charro de Constituyentes 500, Puerta 4). La venta de boletos estará disponible a partir del 3 de julio de 2025, con precios de $450 (boleto general) y $800 (boleto premium).